Giornata della Memoria 2016 – Irena Sendler

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January 20, 2016 by M

LOCANDINA IRENA SENDLER (SUCCORPO DELL'ANNUNZIATA)Comunicato stampa

Evento Teatrale Giorno della Memoria 2016

IRENA SENDLER – LA TERZA MADRE DEL GHETTO DI VARSAVIA

Ideazione, progettazione e cura di

Roberto Giordano e Suzana Glavaš

L’Evento, che avrà il suo debutto ufficiale sotto l’Alto Patrocinio dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Napoli, per la Giornata della Memoria 2016, nel suggestivo sito Vanvitelliano del Succorpo dell’Annunziata, uno dei simboli della Città di Napoli nonché del mondo cattolico, che nelle proprie strutture, in tutta Europa, ha nascosto e salvato tanti ebrei durante la Seconda guerra mondiale, si propone di commemorare, con una rivisitazione storica sotto forma di spettacolo teatrale, la vita e l’operato di una donna esemplare, l’infermiera polacca Irena Sendler.

Uno dei messaggi salienti per il pubblico è il richiamo al Valore dei Giusti, spesso passati inosservati dalla Storia o fin troppo tardi riemersi per la memoria dell’umanità.

In Italia la storia di Irena Sendler è quasi completamente sconosciuta.

Il Talmud dice: “Chi salva una vita, salva il mondo intero.”

Irena Sendler ha salvato più di duemila mondi e da ognuno di loro fu chiamata sempre: “La Terza Madre”.

Irena Sendler, alla sua proclamazione di “Giusta tra le Nazioni” nel 1965, di sé disse:

« Ogni bambino salvato con il mio aiuto è la giustificazione della mia esistenza su questa terra, e non un titolo di gloria »

 

Biografia di Irena Sendler:

Irena Sendler, figlia di un medico, nacque il 15 febbraio 1910 a Varsavia e morì a Varsavia il 12 maggio 2008. Fu un’infermiera e assistente sociale polacca, che solo in tarda età ebbe il riconoscimento per aver salvato circa 2.500 bambini ebrei. I più piccoli vennero portati fuori dal Ghetto dentro ambulanze o altri veicoli (con un furgone riuscì a portare fuori alcuni neonati nascondendoli nel fondo di una cassa per attrezzi o chiusi in sacchi di juta). Fuori dal ghetto, la Sendler forniva ai bambini dei falsi documenti con nomi cristiani, e li portava nella campagna, dove li affidava a famiglie cristiane, oppure in alcuni conventi cattolici come quello delle Piccole Ancelle dell’Immacolata a Turkowice e Chotomów. La Sendler annotò i veri nomi dei bambini accanto a quelli falsi e seppellì gli elenchi dentro bottiglie e vasetti di marmellata sotto un albero del suo giardino, nella speranza di poter un giorno riconsegnare i bambini ai loro genitori. Nell’ottobre 1943 la Sendler venne arrestata dalla Gestapo: fu sottoposta a pesanti torture (le vennero fratturate le gambe, tanto che rimase inferma a vita), ma non rivelò il proprio segreto. Fu condannata a morte, ma venne salvata dalla rete della resistenza polacca attraverso l’organizzazione clandestina Żegota, che riuscì a corrompere con denaro i soldati tedeschi che avrebbero dovuto condurla all’esecuzione.

La storia di Irena Sendler è rimasta sepolta per 60 anni. Pur essendo stata partigiana, la Sendler non condivise mai la politica del Partito Comunista polacco. Nel 1965 venne riconosciuta dallo Yad Vashem di Gerusalemme come una dei Giusti tra le Nazioni. Solo in quell’occasione il governo comunista le diede il permesso di uscire dal paese per ricevere il riconoscimento in Israele.

Avvenne grazie alle ricerche degli studenti di una scuola superiore del Kansas nel 1999 che la storia della vita della Sendler fu riscoperta. Furono proprio loro a lanciare un progetto per fare conoscere la vita e l’operato di Irena Sendler a livello internazionale.

Nel 2003 papa Giovanni Paolo II le inviò una lettera personale elogiandola per i suoi sforzi nella resistenza polacca. Il 10 ottobre 2003 le fu conferita la più altra decorazione civile della Polonia: l’Ordine dell’Acquila Bianca e il Premio Jan Karski “Per il Coraggio e il Cuore”.

Fino all’ultimo suo respiro non ha fatto altro che ripetere: « Ogni bambino salvato con il mio aiuto è la giustificazione della mia esistenza su questa terra, e non un titolo di gloria » ed anche: “Avrei potuto fare di più. Questo rimpianto non mi lascia mai.”

Descrizione della drammaturgia e il genere dello spettacolo:

L’opera drammatica Irena Sendler – La Terza Madre del Ghetto di Varsavia è ancora inedita, con tutti i diritti depositati alla SIAE, e sarà pubblicata da La Mongolfiera Editrice e Spettacoli di Doria di Cassano Jonio.

Casting: cinque attori; un’attrice per  Irena Sendler e quattro attori che recitano le parti di vari personaggi.

In o.a. : Federica Aiello (ruolo Irena Sendler), Chiara Esposito (ruolo Elzbieta Ficowska), Luca Gallone (ruolo Jan Izaak), Greta Giordano (bambina ebrea), Roberto Giordano (ruolo Jan Karsky) e David Glavaš Weinberger (ruolo soldato tedesco).

Lo svolgimento dell’azione: Varsavia e Il Ghetto di Varsavia.

Periodo storico: 1939-1943.

Genere dello spettacolo: genere multimediale che intervalla le parti recitative con filmati documentari, riconducendo lo spettatore a riconciliarsi con maggiore empatia a dei momenti chiave di quel periodo storico, con brani musicali originali composti nel Ghetto di Varsavia e con recitazione di poesie scritte da vittime del Ghetto di Varsavia.

Poesie inserite:

La Locomotiva di Julian Tuwim;

Che mi importa di Wladyslaw Broniewsky;

Il monumento alla madre di Szlengel.

Filmati e musiche inserite:

Filmato 1  Discorso di Hitler a Danzica    (solo una parte del discorso, per esigenze teatrali. )

Filmato 2   Il Ghetto e il Muro              –    Die Moorsoldaten (I Soldati della Palude) J.Esser – W.Langhoff – R.Goguel

Filmato 3  I Bambini                             –    Kolysanka dla Synka w Krematorium (Ninna nanna del figlio nel crematorio)                                                                               A.Wertynski – A.Liebeskind

Filmato 4  La Grande Azione                –    Dachau Lied (J.Soyfer – H.Zipper)

Filmato 5  L’Insurrezione del Ghetto    –    Se il cielo fosse bianco di carta (Chaim)

Filmato 6  I volti                                    –    Serenade (Shubert)

Infine Lo Studio Rivoluzionario di Chopin 

 

NOTA del Regista e della Consulente alla Regia

Siamo rispettivamente e separatamente un padre cattolico di una bambina che oggi ha 9 anni e una madre ebrea di un ragazzo che oggi ne ha 19. Viviamo a Napoli, una città da sempre accogliente verso l’Altro e il Diverso, interculturale e multietnica.

Fu così anche al momento dell’ingresso dei nazisti a Napoli, con le Quattro Giornate, in cui la popolazione napoletana insorse contro gli occupatori tedeschi, quasi a mani nude, scacciandoli.

Napoli è il caso più unico che raro nella storia della Seconda guerra mondiale in cui la cittadinanza si fece compatta a porre resistenza al nazismo tanto che, a nostro avviso, potrebbe a pieno titolo essere proclamata “La Città Giusta tra le Nazioni”.

Non fu così invece in Polonia, né in tanti altri paesi europei, dove la popolazione si piegò alla Caccia all’Ebreo voluta dai nazifascisti, prestando la propria collaborazione, spesso per pochi spiccioli in cambio, alla causa di totale sterminio dell’Altro e del Diverso per ragioni di diversa etnia o di una diversa religione.

In altri paesi dell’Europa centro-orientale furono gli elementi singoli, appunto, a compiere gesti di grandiosa umanità nel salvataggio del proprio prossimo, Altro e Diverso, innocenti anziani, donne e bambini, mettendo a repentaglio la propria vita e le vite dei propri cari.

L’infermiera polacca Irena Sendler, una donna cattolica giovanissima, di soli 25 anni, compì un gesto di tale importanza, riuscendo a salvare dal Ghetto di Varsavia ben 2.500 bambini innocenti, destinati allo sterminio solo per essere nati ebrei.

Alla domanda “Cosa la spinse a compiere un’azione di tale entità?” c’è una sola semplice risposta: il suo senso di rettitudine, di accoglienza e di umanità.

In un’ epoca in cui siamo bombardati da notizie che fanno inorridire e hanno dell’inaccettabile, come le fughe dalla Siria, le traversate dei barconi per i mari o per il deserto e via via ad attraversare terre e confini dei paesi un po’ o niente affatto accoglienti, di cui sentiamo giorno dopo giorno tra un piatto di pasta delizioso da gustare o tra le pubblicità improbabili e ambigue da sopportare, ci domandiamo: “Perché l’insegnamento dei nostri avi e dei nostri predecessori non è servito a nulla? Perché non ci facciamo carico tutti, nessuno escluso, del  Principio Sommo: “Ama il Tuo Prossimo come Te Stesso!”

Dovremmo tutti noi, credenti e non, partire da questo Comandamento nel voler realizzare una civiltà migliore, più altruista e più civile, e soprattutto portatrice di quei valori della humanitas  che ci dovrebbe contraddistinguere come esseri umani. Altrimenti, in che mondo faremo crescere e vivere i nostri figli, che mondo lasceremo ai nostri discendenti? Se parleremo loro prevalentemente di carnefici e di vittime, li avremo educati a immedesimarsi con queste sole due facce della realtà, tanto da potersi giustificare loro, un domani, per i Torti del Male indotti o subiti nelle proprie famiglie. Spirali psicologiche entrambe malefiche! Perché non contagiarli invece prevalentemente con gli esempi del Bene luminosi, che in ogni epoca spuntarono dalle tenebre, come quello di Irena Sendler?!

Alla cacciata dall’Eden fu comandato all’Uomo e alla Donna: “Andate e prolificatevi!” Non fu comandato “Andate e uccidetevi!”  

Uccidere i bambini, poi, i più indifesi, i non colpevoli, come quelli del Ghetto di Varsavia, prima, o come quelli della Siria, oggi! Quale è il loro torto?

Irena Sendler, fino all’ultimo giorno della sua esistenza ha predicato, con parole semplici:

Dobbiamo lottare per ciò che è buono. Il buono deve prevalere, deve prevalere e io ci credo. Finchè vivrò, finchè avrò forza, professerò che la cosa più importante è la Bontà.

Facciamoci tutti carico di tale Insegnamento ed Esempio di Umanità, che più che nelle Preghiere, in lingue diverse o con diversi usi e costumi, sta nel linguaggio universale delle nostre Buone Azioni.

 

Roberto Giordano,      Suzana Glavaš

 

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